5 giu 2026
Oggetto: Trasparenza uomo donna
Dal 7 giugno entra in vigore in Italia il decreto legislativo 96/2026, che introduce nuove regole per contrastare le discriminazioni di genere nelle retribuzioni. Non punta a eliminare tutte le differenze di stipendio, ma solo quelle ingiustificate e legate al genere, includendo anche casi di discriminazione “intersezionale” (cioè combinata con fattori come età, origine, religione, disabilità, ecc.).
La novità principale è la trasparenza:
I lavoratori e i sindacati potranno accedere a dati medi sugli stipendi, divisi per genere, per verificare eventuali disparità.
Le aziende dovranno essere più aperte sulle politiche retributive.
Il decreto si applica a quasi tutti i lavoratori (pubblico e privato, anche part-time e dirigenti), ma esclude lavoro domestico e intermittente.
Ci sono però alcuni limiti:
Non vengono considerati certi compensi individuali “extra” (come bonus discrezionali), cosa che può ridurre l’efficacia dei controlli.
Se un’azienda applica correttamente un contratto collettivo nazionale, si presume che rispetti la parità (ma questa presunzione può essere contestata).
Obblighi per le aziende:
Tutte devono indicare lo stipendio ai candidati senza chiedere quello precedente.
Sopra i 50 dipendenti: devono spiegare anche i criteri di carriera.
Sopra i 100 dipendenti: dovranno fornire report dettagliati (dal 2027 in poi) e intervenire se emerge un divario ingiustificato superiore al 5%.
In sintesi: il decreto non impone stipendi uguali, ma rende più facile scoprire e contestare le disuguaglianze ingiuste, spingendo le aziende verso maggiore trasparenza.
05/06/2026
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